lunedì 30 luglio 2012

CSI: Crime scene investigation



La notizia di quest'ultimo mese è il rinnovo, in mezzo a tanti rinnovi e cancellazioni di serie tv, di CSI: NY, lo spin off (derivato) di CSI scena del crimine.
È una notizia perché chi scrive basandosi su fonti abbastanza attendibili la dava per spacciata. Guardando il finale di stagione secondo me non se lo aspettavano neanche i produttori della serie e invece CBS, il network sul quale va in onda, ha spiazzato tutti. Meno attesa era la chiusura della versione ambientata a Miami, tra i commenti su twitter quello che riassume meglio è di Ted Linhart di USA Network che ha scritto: “Farewell CSI Miami I kept watching you despite becoming a parody of yourself but I am glad you are back CSI mothership and CSI NY”. (“Addio CSI Miami ho continuato a guardarti nonostante tu sia diventato una parodia di te stesso, sono contento che tornino CSI e CSI NY”)
Nella nostra rubrica su film e serie tv non potevano mancare poche righe su queste serie, tre, che da quasi 13 anni raccontano le vicende dei reparti della scientifica che si occupano di investigare qualsiasi tipo di crimine.
Anche i sassi conoscono CSI, se non avete vissuto sulla luna o in una grotta almeno il nome lo conoscete, e quindi mi limiterò a fare qualche considerazione sparsa da amante del genere.
CSI quando arrivò 12 anni fa rivoluzionò il genere. Fino ad allora a fronteggiare il crimine c'erano stati poliziotti o avvocati, mai scienziati. Si sentiva parlare delle prove che portavano alla condanna ma poi tutto il processo di rilevazione delle prove era lasciato alla fantasia di chi guardava.
Studiare scienze, sapere di chimica, saperne di entomologia fa figo da quando c'è CSI. L'eroe di turno non è più il poliziotto con la pistola più grossa e affascinante ma un signore di mezz'età con gli occhiali che ti dice che la cosa più importante e vedere dove ti portano le prove: Gil Grissom.
La sua aria rassicurante, da zio saggio, ti fa pensare più a un professore che a un poliziotto. E invece eccolo lì, con la sua valigetta sulla scena del crimine. In questo caso conta di più il cervello della pistola.
Di solito la prima critica che sento su CSI è che non è possibile che nel volgere di un episodio riescano a trovare il colpevole grazie a una microscopica traccia lasciata che solo loro sono in grado di trovare. Mi viene da ridere. Avete presente che si sta parlando di una serie tv?
Da un punto di vista strettamente narrativo se gli autori dovessero attenersi in maniera più fedele possibile alla realtà tanto vale che si dedichino ai documentari da mandare su Discovery Channel o su National Geographic, in una serie tv devi prenderti per forza qualche licenza altrimenti uccidi la suspence. Stessa cosa dicasi per quanto riguarda la cattura del colpevole: voi la guardereste una serie tv dove non sempre va a finire con i buoni che catturano chi ha perpetrato il crimine? (in Law & Order mostravano bene questo aspetto, ne parleremmo)
Un esempio classico è quello dell'ora del decesso. Nei film e nelle serie di solito si danno archi temporali ben precisi, funzionali alla narrazione, ma se avette letto i libri della Dottoressa Cristina Cattaneo, ne abbiamo parlato su Corpi Freddi, saprete che non è mai così facile da stabilire e che ci sono diversi modi per stabilirlo e nessuno di essi potrà darvi risposte certe e assolute. Certo è bello pensare che possa essere così.
Delle tre serie dunque a settembre rivedremmo la serie madre ambientata a Las Vegas. Questa ha trovato nuova vita con l'inserimento di Ted Danson nel cast, ha dato nuova energia alle relazioni tra i protagonisti. Poi New York che è quella che ha tenuto meglio, soprattutto gli autori si sono sempre concentrati più sui casi che su altri aspetti narrativi e questo ha giovato alla serie.
Miami, ve lo confesso, l'ho mollata qualche anno fa. Troppa noia e soprattutto nessun senso del ridicolo, c'è un limite a quanto si può essere surreali raccontando storie.
In finale CSI è buon intrattenimento di qualità, spesso vincono i buoni e lo fanno perché si dimostrano i più intelligenti, una buona lezione.

Articolo di Stefano Pitzus

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